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Segnalazione Rivista Notes n. 15

11 Giugno @ 8:00 - 31 Luglio @ 17:00

Editoriale

L’avere riconosciuto come tendenza dominante della vita

psichica, e forse della vita nervosa in genere, lo sforzo che si

esprime nel principio di piacere, sforzo inteso a produrre, a

mantenere costante, a eliminare la tensione interna provocata

dagli stimoli (il “principio del Nirvana” per usare un’espressione

di Barbara Low) è in effetti uno dei più forti motivi che ci

inducono a credere nell’esistenza delle pulsioni di morte

(Freud, 1920, p. 241)

Era il 1912 quando Sabina Spielrein, diventata membro della Società psicoanalitica

di Vienna, pubblicò il suo articolo Die Destruktion als Ursache des

Werdens (La distruzione come causa della nascita).

Otto anni dopo, nel 1920, Freud pubblicherà Al di là del principio di piacere,

dopo una gestazione piuttosto lunga: non solo l’anno intercorso tra la

prima stesura e la pubblicazione definitiva, ma il tempo molto pi. lungo che

ci porterebbe fino alle intuizioni, espresse e poi, pi. che abbandonate lasciate

in sospeso, presenti nel Progetto di una psicologia. . l. che compare il principio

di inerzia o principio del Nirvana che si contrapporrebbe al principio di

piacere/dispiacere, o meglio, al principio di costanza.

Crediamo tuttavia che attorno agli anni in cui si sviluppò e si consumò la

vicenda del rapporto tra Freud e Jung, fosse tornata presente, per poi di nuovo

rimanere silente, la presa in considerazione della dimensione pulsionale

della ‘distruzione’ e della morte. Il lavoro di Sabina Spielrein aprì sicuramente

nuove prospettive di comprensione della vita psichica inconscia e suscitò

all’epoca, non solo in Freud, delle decise prese di distanza.

Fu perciò una donna psicoanalista ad essere portatrice di una visione della

vita psichica in cui il tema della morte e della distruzione, avvicinato e messo

in profonda relazione con quello della sessualità, fu posto per la prima volta

come una questione ineludibile. Freud, pur arrivando a delle conclusioni

diremmo opposte, riconoscer. il valore del contributo della Spielrein proprio

in una nota del suo saggio.

Quale ‘morte’ e quale ‘distruzione’?

A cento anni di distanza non cessiamo di interrogarci e di interrogare il

pensiero di Freud su questi punti.

Lo scritto di Freud, con il suo stile argomentativo, la sua difficoltà concettuale,

le sue ipotesi azzardate e al tempo stesso o proprio per questo, a detta

dell’autore, ‘zoppicanti’, sembra portare le tracce di un travaglio profondo e

perturbante. Il perturbante sarà appunto uno degli scritti che vedranno la luce

poco prima della pubblicazione di Al di là e che, come giustamente ricorda

Cesare Musatti nella sua introduzione al testo, ne accompagnano la genesi.

Le vicende personali di Freud stesso, la fine della Grande Guerra, lo stato

della psicoanalisi in Europa e nel mondo uscito da quell’esperienza, le morti

di colleghi e amici, e prima di ci. le prime dissidenze psicoanalitiche, la

rottura con Jung ma anche e soprattutto ciò con cui l’esperienza clinica con

i pazienti lo costringeva a confrontarsi, la coazione a ripetere e la reazione

terapeutica negativa: sembra che attorno a questi diversi elementi di tensione

interna ed esterna siano dovuti convergere un radicale ripensamento teorico

e una necessaria riorganizzazione dei concetti fondamentali sui quali fino ad

allora si era attestato il pensiero teorico-pratico della psicoanalisi.

Non si può certo affermare che la morte, come fenomeno, come esperienza

soggettiva, come vicenda umana, fosse stata assente dalla riflessione freudiana:

al contrario. L’interpretazione dei sogni . piena di riferimenti alla morte, Totem e

tabù colloca a fondamento dell’esistenza stessa della società un atto mortifero,

l’assassinio del ‘padre primitivo’, Lutto e melanconia affronta il tema della morte

legato al lutto e ai suoi aspetti patologici, Considerazioni attuali sulla guerra e la

morte riprende molte delle considerazioni già formulate, in particolare in Totem

e tabù, per guardare in faccia la crudeltà umana ed il fallimento della civiltà,

quella che le ‘grandi nazioni civili’ avrebbero dovuto esprimere. Si vis pacem

para bellum diventa, alla fine di questo scritto, Si vis vitam, para mortem. .Sopportare

la vita: questo . pur sempre il primo dovere di ogni vivente. L’illusione

perde ogni valore se ci intralcia in questo compito. (1915, p. 158).

‘Sopportare la vita’, una vita che, allora, alla fine del primo conflitto mondiale,

metteva di fronte a milioni di morti e alle sofferenze dei reduci e delle

popolazioni: sopportare dunque la ‘delusione’, cos. la chiama Freud, del crollo

della civiltà causato da quella guerra.

Sono gli anni Venti: i pochi anni che separeranno la fine del primo conflitto

dall’ascesa del nazismo e dei fascismi, saranno anni di fervore intellettuale,

politico e sociale. La psicoanalisi far. la sua parte: il Policlinico di Berlino

aprir. proprio nel 1920 e la cosiddetta ‘sinistra freudiana’ entrerà, in quegli

anni politicamente turbinosi, in conflitto con una parte della piccola ma

vivacissima comunità psicoanalitica. E Freud avvierà quella che diventerà la

più grande svolta nel suo pensiero teorico.

Qual . dunque il grande salto che egli attua con la sua concezione di un

‘al di l.’ del principio di piacere, con l’introduzione, epistemologicamente

necessaria per lui, delle pulsioni di morte? Non erano forse gi. tutti presenti

gli elementi che potevano spiegare, dar conto, della vita psichica inconscia,

sia a livello individuale sia a livello sovra-individuale? Perché Freud non si .

fermato a questo punto della sua costruzione teorica, già cos. complessa?

Nello scritto sopra citato, Considerazioni attuali, che ripercorre, come

spesso ama fare Freud, le vicende del processo di ominazione, nulla . concesso

ad una visione ottimistica della natura umana: l’idea che l’uomo sia,

fin dalla nascita, buono e nobile, secondo Freud . una tesi che .non merita

neppure di essere discussa. (p.128). Tutto il cosiddetto pessimismo freudiano

. gi. presente, eppure quegli scritti non suscitarono le reazioni di rigetto che

seguiranno la pubblicazione di Al di là e che tuttora dividono la comunità

psicoanalitica.

Il ripensamento e il confronto con le tesi freudiane a partire da questo

saggio hanno obbligato e tuttora obbligano gli psicoanalisti a confrontarsi

con un pensiero che apre anche ad una dimensione speculativa che fino ad

allora non era stata mai esplicitata: per pi. di vent’anni Freud aveva, mattone

dopo mattone, costruito l’edificio teorico-pratico ed organizzativo della psicoanalisi,

diventata nel frattempo anche una professione, se pur assai anomala.

Adesso egli sembra volersi concedere o doversi obbligare a spingere le sue

‘speculazioni’ al di l. di ci. che era per lui noto, assodato clinicamente e accettato

dalla comunità psicoanalitica che si era costituita nel corso degli anni.

E’ indubbio che il suo spirito di conquista si fosse messo in moto anche per

far fronte ai gravi lutti, alle perdite, ai turbamenti controtransferali della sua

pratica clinica o al pungolo che altri analisti, coraggiosi e creativi, costituivano

per lui. Ma leggendo il saggio e seguendo le sue faticose, brillanti, azzardate

ipotesi, non si può non sentirsi testimoni di un lavoro teorico che sembra,

sotto tanti punti di vista, riprodurre quel movimento, dialettico se vogliamo,

in cui la spinta distruttiva si articola e si alterna con quella costruttiva.

. Freud stesso, nel suo pensiero teorizzante che, come Eros da lui stesso

chiamato in causa, tenta di stabilire unit. sempre pi. grandi mentre opera

in lui una spinta distruttiva, nel senso di una spinta che tiene conto della

distruttività insita in ogni movimento pulsionale, ma forse distruttiva anche

nel senso di voler mettere in crisi certe tendenze interne al movimento psicoanalitico

che gi. allora manifestavano una forte impronta psicologizzante.

Non c’è, nel saggio, nessuna presa di posizione teorica che lo costringa ad

abbandonare le acquisizioni precedenti, quelle che hanno fatto nascere e sviluppare

la psicoanalisi: non viene ricusata la sessualità come elemento portante

della vita psichica inconscia, n. viene rigettato il dualismo tra pulsioni

sessuali e pulsioni dell’Io. Quello che invece accade, la vera e propria svolta

teorica, riguarda il fatto che ‘la morte’ non viene pi. affrontata come fenomeno,

come esperienza collegata al desiderio di morte o al lutto o alla colpa,

ma diviene, in modo assai sorprendente, una pulsione. . la morte in quanto

pulsione ci. che Freud scopre, o riscopre se vogliamo: è in quanto pulsione

che essa verrà e viene rifiutata da una parte degli psicoanalisti.

Al di là del principio di piacere . sicuramente un testo anomalo, trasgressivo

rispetto allo stile stesso di Freud; leggendolo e rileggendolo si può cogliere

molto bene il piacere intellettuale che egli deve aver provato nell’inoltrarsi in

territori assai lontani da ci. che gli era noto ed era riuscito a trasmettere ai

suoi allievi e colleghi.

Il risultato di questa sua riflessione diverrà così uno dei testi fondamentali

attraverso i quali la psicoanalisi freudiana continua ad offrire un terreno di

confronto a quei saperi che, dalla filosofia alla letteratura, dalla storia alla

biologia e alla medicina, vogliono prendere in considerazione la vita psichica,

al di l. dei confini che troppo comodamente siamo portati ad accettare tra i

diversi modi di pensare l’umano.

Abbiamo chiesto a psicoanalisti di vario orientamento, a filosofi e letterati

di offrirci le loro riflessioni su Al di là del principio di piacere, dedicando due

numeri di notes a questo centenario.

Mentre il numero andava in stampa abbiamo saputo della scomparsa di Fausto

Petrella, psichiatra e psicoanalista, il cui contributo alla psicoanalisi e alla psichiatria

italiana è stato di grandissimo rilievo. Nell’unirci al cordoglio di quanti

lo hanno conosciuto come analista, docente e uomo di cultura, ci piace ricordare

il lavoro che scrisse per questa rivista, “Tracciare e abbattere delimitazioni: considerazioni

psicoanalitiche sulla diagnosi psichiatrica”, comparso nel numero su

“Violenze della classificazione” (6/2015).

 

Sommario

editoriale ……………………………………………………………………………………………….. 5

Qualche passo al di là? «Zoppicare non è una colpa»

Olga Pozzi ……………………………………………………………………………………………. 9

Quando Freud mise nel cassetto il progetto di una metapsicologia.

Una lettura controcorrente di Al di l. del principio di piacere

Antonio Andreoli …………………………………………………………………………………. 21

Al di là del principio di piacere. Un ripensamento

Antonio Alberto Semi …………………………………………………………………………… 35

Il principio di piacere e il suo al di là

Stefania Napolitano ……………………………………………………………………………… 47

Freud e il dogma dell’istinto di morte

Paul Denis ……………………………………………………………………………………………. 59

Resistenze della/alla psicoanalisi

Sisto Vecchio …………………………………………………………………………………… 69

Letture

Ulrike May su Al di l. del principio di piacere: questioni

Mario Sancandi e Marta Sisti …………………………………………………………… 83

Psicoanalisi e cultura

Pulsione di morte, distruttività, lavoro di civiltà

Anna Sabatini Scalmati ……………………………………………………………………. 95

Il beneficio del dubbio. Note sul cosiddetto dualismo freudiano

Enrico Castelli Gattinara …………………………………………………………………. 107

notes per la psicoanalisi 15

Al di là del principio di piacere ovvero sul trauma di esistere e sul compito infinito di

venirne a capo

Stefano Brugnolo …………………………………………………………………………….. 119

Dettagli

Inizio:
11 Giugno @ 8:00
Fine:
31 Luglio @ 17:00